La coltura cellulare e il ruolo del pollo nel mondo alimentare sostenibile
Pollo. È la carne più consumata in assoluto e, secondo le previsioni 2021-2030 della FAO in collaborazione con l’Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), il suo consumo continuerà a crescere. D’altronde, è una ricca fonte di proteine a basso contenuto di grassi saturi, che si presta in maniera ottimale a una versatilità culinaria eccellente e fornisce importanti nutrienti come le vitamine del gruppo B, in particolare B6 e B12, selenio e fosforo, il tutto a un prezzo più che ragionevole se comparato alle altre proteine animali disponibili.
Tuttavia, esiste un altro lato della medaglia, anche per chi conquista l’oro salendo sul gradino più alto del podio, e mi riferisco alle contaminazioni batteriche. Se non viene manipolato o cucinato correttamente, il pollo può essere una fonte di contaminazione, come Salmonella o Campylobacter, che possono causare gravi malattie. Inoltre, gran parte del pollo consumato oggi proviene da allevamenti intensivi, sollevando preoccupazioni per il benessere degli animali e implicando l’uso di antibiotici e altri prodotti chimici. L’inquinamento ambientale è un’altra conseguenza dell’allevamento intensivo di polli, che può contribuire all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo attraverso lo smaltimento dei rifiuti animali e l’uso di sostanze chimiche.
Come sarebbe la nostra cucina se escludessimo il pollo dalle ricette per evitare i problemi appena descritti? Sarebbe come tentare di dipingere un quadro senza uno dei colori primari: possibile, ma privo della ricchezza e della vivacità che vorremmo.
Quindi, come sarebbe possibile continuare a beneficiare di questa meravigliosa fonte proteica in modo sano, sostenibile ed accessibile a tutti? Ebbene, due nazioni oggi offrono una soluzione alternativa: a Singapore e negli Stati Uniti è infatti possibile acquistare e consumare pollo derivante da coltura cellulare.
Come già avviene largamente in ambito farmaceutico, è possibile coltivare cellule animali o vegetali in bioreattori, ambienti sterili completamente controllati, monitorandone la crescita. Si inizia prelevando le cellule staminali attraverso una biopsia dall’animale. Queste cellule vengono poi trasferite in bioreattore, dove vengono adagiate in un ambiente favorevole alla crescita, garantendo loro i nutrienti necessari. Qui, crescono fino a produrre tessuti muscolari e grassi. Il risultato è una coscia di pollo disossata pronta per essere cucinata.
Sono ancora molte le sfide di chi ha scelto di lanciarsi in questa impresa: parliamo infatti di una tecnologia produttiva in via di ottimizzazione, ancora molto costosa e non certo in grado di sostituirsi alla resa di un allevamento intensivo. Tuttavia, se questa soluzione fosse in grado di assicurare abbondanti cene di chicken curry alle generazioni future, non varrebbe la pena tentare?


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